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Gli occhi del Marocco

La mia patria è un volto, un chiarore essenziale, una fontana di sorgente viva, è mano che attende trepida il crepuscolo per posarsi sulla mia spalla. È una voce di singhiozzi e di risa un sussurro per labbra che tremano. La mia patria non ha altro orizzonte che trattenuta tenerezza negli occhi neri, una lacrima di luce sulle ciglia. È un corpo di tormenti preziosi come un fascio di radici vicino alla tera calda. È poesia generata dall’assenza, un paese che nasce sul bordo del tempo e dell’esilio dopo un sonno profondo, sospeso a un albero dai fragili rami agitati nel vento. La mia patria è un incontro avvenuto su un letto di foglie, una carezza per dire e uno sguardo per dormire, paese lontano dalle parole tanto da calpestare il ricordo. Tra le nostre dita un ruscello perché il silenzio sia il mio viso è di quel cielo ostinato vuoto ferito dall’eleganza del rifiuto. La mia caduta, il nostro amore, albero dissanguato sfigurato dalla grazia spezzata, lo stesso dolore ha afferrato i nostri corpi. Restano quei versi, cordoglio tardivo per una patria che non ha più volto.

Da stelle velate di Tahar Ben Jellou

2018-07-24T12:46:06+00:00