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My family, film photography, and I – LOVE  THIS

Ho trascorso la maggior parte della mia infanzia in quel luogo, quello studio fotografico in Via Calabria dove ero solita perdermi, lì ho iniziato ad osservare tutto ciò che aveva a che fare con la fotografia, analogica ovviamente. I rullini, le numerose macchine fotografiche che mio zio posava qui e li, i negativi, le pellicole bruciate, le fotografie doppie che conservava in una scatola; ricordo che il bancone su cui erano posate era molto alto o forse ero io che ero troppo piccola, di conseguenza dovevo chiedere sempre a qualcuno di prendermele; un giorno mio zio mi regalò uno sgabello e mi disse cosi potrai vederle ogni volta che vorrai ed io ogni pomeriggio salivo su questo piccolo sgabello rosso e passavo le ore a guardare queste fotografie, a volte ne prendevo anche qualcuna e ricreavo quella famosa scatola nella mia cameretta. Se chiudo gli occhi – riesco ancora a sentire il suono delle macchine, forte e chiaro. Ricordo ancora i gesti meccanici di mio zio che scattava quotidianamente, la camera buia, i negativi a terra, lui seduto di spalle con la sua immancabile merit e i rullini Kodak da 36. Ho trascorso pomeriggi immersi in tutto ciò che una volta era considerata la fotografia analogica, ed in tutto quel tempo pensai che mio zio fosse un pittore, perché era con i pennelli che lo vedevo dare vita ai colori delle sue fotografie. La mia prima istantanea è stata scattata in sua presenza con una Hasselblad 903, che è stata una delle sue prime fotocamere. Ricordo ancora le montagne di emozioni che provai gli attimi prima di premere quel pulsante. Dentro di me, sapevo che quel momento mi avrebbe accompagnata per tutta la vita, e ancora oggi, ogni fotografia scattata ha sempre un pò dei suoi occhi.

2018-01-12T15:13:35+00:00